Vecchie droghe, nuove cure

“Pensa ai funghi magici e all’LSD ed è probabile che la scienza non sia la prima cosa che ti viene in mente”. Così inizia un articolo pubblicato il 1 luglio da Alex Therrien della BBC.

Secondo quanto scritto dal reporter, diversi scienziati britannici stanno cercando soluzioni che includano mescalina o altri allucinogeni come farmaci più efficaci di quelli attualmente utilizzati per alcuni disturbi mentali, come la depressione, la dipendenza e il Disturbo Post-Traumatico da Stress.

Non è certo la prima volta che assistiamo ad un simile processo: le sostanze non sono nate illegali. Nel 2014, in Italia è uscito il film “Smetto quando voglio” in cui alcuni giovani universitari, stanchi del precariato, decidono di unire le conoscenze scientifiche per sintetizzare una smart drugs con una sostanza non ancora catalogata come illecita dal Ministero della Salute (allarme spoiler…non finisce benissimo!). I governi hanno una lista di sostanze considerate o meno lecite. Molte delle droghe più in voga negli anni ’50-’60 sono state rese fuori legge perché spesso associate ai movimenti controculturali ed utilizzate a scopo ricreativo, portando alla fama vari gruppi musicali. Primi fra tutti i Doors, “le porte” della percezione, secondo Jim Morrison e colleghi da rendere più “aperte” dall’LSD. Chiaramente l’assunzione di allucinogeni non è esente da rischi; una mancanza di controllo nel dosaggio e nelle necessarie valutazioni dei singoli casi, può esacerbare disturbi ansiosi, addirittura psicotici, o altri tipi di problematiche.

LA CURA

Il dott. Robin Carhart-Harris sta guidando dal 2009 uno studio su una sostanza presente nei funghi psichedelici, la psilocibina. Le ricerche stanno portando a risultati incredibili nella cura di depressioni anche molto gravi: secondo il Dottore, l’efficacia dipende dalla capacità della sostanza di “resettare” rigidità mentali grazie ad un’influenza ancora non del tutto chiara sull’amigdala e le reti neurali. La sostanza sembra portare ad una “iperconnessione”, un processo che genera collegamenti tra nuove aree del cervello; questo permetterebbe di uscire da certi schemi ripetitivi e, per chi sta male, spesso autodistruttivi. Con il supporto di un terapeuta, coloro che hanno subito il trattamento possono quindi “ricalibrare in un modo più sano […] convinzioni e le assunzioni e dipendenze”, dice il dott. Carhart-Harris. A breve inizieranno gli studi di controllo con placebo e, se le cose dovessero andare bene, potrà iniziare il processo di inserimento del farmaco nel sistema sanitario inglese, processo che richiede qualche anno di ulteriore controllo. Secondo il Dott. Carhart-Harris, sarà un farmaco rivoluzionario.

Certo, avverte il ricercatore, bisogna fare attenzione a non considerarlo come unica soluzione per tutti i pazienti: si tratta di possedere una serie di “attrezzi” a disposizione, non sostanze magiche. Dalla nostra, restiamo in attesa.

To be continued…

Laureata in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Specializzata presso la Scuola di Psicoterapia ad Orientamento Sistemico e Socio-Costruzionista di Milano – Centro Panta Rei, è iscritta all’Albo degli Psicoterapeuti della Lombardia (n. 15580). È terapeuta EMDR.

 

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Federica Corbetta

Laureata in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Specializzata presso la Scuola di Psicoterapia ad Orientamento Sistemico e Socio-Costruzionista di Milano – Centro Panta Rei, è iscritta all’Albo degli Psicoterapeuti della Lombardia (n. 15580). È terapeuta EMDR.  

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